Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante
carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva
veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto
nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo
fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i
loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei
tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi,
sinagoghe, persone... Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e
quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la
parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma
tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del
sindaco, un'intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max
Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il "Mein Kampf" e
infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei?
Quando s'infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste
erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che
univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano
solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.
Markus Zusak, La bambina che salvava i libri, Frassinelli
Anno 2007 - 563 pagine

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