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martedì 28 ottobre 2014

I roghi dei libri

 
 
Scheda di Pianciola, C., L'Indice 1992, n. 6

Tratto dal quarto volume degli "Schriften* di Lowenthal pubblicati da Suhrkamp, è il testo di una conferenza tenuta nel 1983 alla Libera Università di Berlino nel cinquantenario dei roghi nazisti dei libri. Lowenthal inizia con una citazione da Heine ("Là dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini") e prosegue con Calibano che nella "Tempesta" congiura per togliere a Prospero i libri ("Senza libri, è uno sciocco come me, e non ha un solo spirito al comando... Ma brucia i suoi libri!"). Il libro termina con una nota di speranza. Tacito racconta di Tiberio che fece bruciare le opere di uno storico e lo spinse al suicidio. Ma "la condanna accresce il prestigio dei nobili ingegni" e i prepotenti censori "non altro hanno guadagnato che vergogna per se". Nel breve giro di trenta pagine (egregiamente tradotte) si ripercorre la storia mondiale dei roghi dei libri, dalla distruzione della biblioteca ebraica durante la rivolta dei Maccabei contro l'ellenizzazione imposta da Antioco IV, alla festa della Warthurg del 1817 con gli allegri falò patriottici degli studenti tedeschi cui assistette disgustato Goethe, ai roghi nazisti del '33 (ma cosa c'entra Lutero che nel 1520 bruciò in piazza la bolla di scomunica?). Lowenthal indaga acutamente i diversi significati del rogo dei libri: l'azzeramento della storia e l'annuncio di una pretesa nuova era; l'ossessione della purificazione della razza della religione, della cultura da morbi e infezioni (la "peste" dell'eresia il "sudiciume" degli intellettuali), la liquidazione del soggetto critico, dell'individuo pensante, e la riduzione di masse impaurite a comportamenti manipolati e calcolati. "Il fuoco è luce e soprattutto è purificazione" dice il capo dei pompieri attizzafuoco di "Fahrenheit 451", ma alla fine l'eroe di Bradbury capirà che "dietro ogni libro c'è un uomo". I libri non sono oggi tanto minacciati di morte per fuoco quanto di morte per acqua: è l'alluvione delle merci che rende effimeri, intercambiabili e subito destinati all'oblio i prodotti stampati dell'intelligenza, che compaiono per un attimo sui banchi di vendita per essere subito travolti dal fiume incessante dell'industria culturale. E se Tacito poteva puntare il dito su Tiberio e dire "la condanna accresce il prestigio dei nobili ingegni", di fronte alle prepotenze anonime del mercato viene a mancare anche questa antiquata consolazione.


Löwenthal Leo - I roghi dei libri
Il Nuovo Melangolo - 1991 - 64 pagine

mercoledì 29 agosto 2012

Il principio dell'iceberg



In questa intervista sulla "scienza dello scrivere" emergono una tale metodicità nel lavoro, una tale attenzione a non interromperlo mai senza sapere come proseguirà, una tale cura nella ininterrotta attività parallela dell'osservare, una così convinta dissipazione degli equivoci e dei luoghi comuni su scrittura e giornalismo, che presentano al lettore un Hemingway totalmente estraneo al mito di Hemingway, ma totalmente consapevole dell'aspetto artigianale dell'attività di scrittore.
 

Ernest Hemingway, Il principio dell'iceberg
Il melangolo - 1996 - 72 pagine

martedì 19 giugno 2012

Dalla A alla Z


Nell'esiguo spazio concesso da quattro conferenze -in questo libro riportate- Eric A. Havelock si propone di indagare la nascita della cosiddetta "civiltà della scrittura", a partire dai suoi fondamenti storici e teorici. Con rigore e precisione si sofferma inizialmente su una questione di corretto utilizzo dei termini quali illetterato, non-alfabetizzato e pre-alfabetizzato, precisando il fatto che non necessariamente la diffusione dell'alfabetizzazione, il livello di cultura e lo sviluppo di un popolo vanno di pari passo.

Havelock Eric, Dalla A alla Z. Le origini della civiltà della scrittura in Occidente                            Il melangolo - 1987 - 96 pagine

venerdì 8 giugno 2012

Il lettore comune. 2° volume



Presentandoci questa "seconda serie" di saggi, Virginia Woolf torna a vestire i panni della lettrice comune, lettrice felicemente affrancata da ogni e qualsiasi gravame di ossequio e adesione a concetti e metodi della critica letteraria ufficiale. Ma l'abbandonarsi a impressioni e umori, il tono ciarliero e conversativamente divagante dissimula in realtà una sapiente capacità di strutturare il "racconto" letterario per accumulo di particolari e notazioni psicologiche e d'ambiente che finiscono per delineare gli elementi salienti. Quasi delle sceneggiature, si direbbe, quadri in movimento in cui la Woolf fa rivivere davanti ai nostri occhi grandi protagonisti, nobili comprimari e misconosciuti artefici del panorama letterario inglese.

 
Virginia Woolf, Il lettore comune, Il melangolo
Anno 1996 - 285 pagine - 2° volume

Il lettore comune. 1° volume



I lettori comuni siamo tutti noi. Ma lettrice comune si autodefinisce anche nella breve introduzione Virgilia Woolf, che qui affronta la lettura di buona parte della letteratura inglese libera dai condizionamenti che potrebbero influenzare qualunque addetto ai lavori. La Woolf si interroga sul compito del lettore, ma anche su quello dello scrittore, del recensore e del critico.

 
Virginia  Woolf, Il lettore comune, Il melangolo
Anno 1996 - 273 pagine - 1° volume