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giovedì 14 marzo 2013

Tirature 1992



Mentre la narrativa italiana attraversa una fase di stanca, i libri che fanno discutere, che appassionano l'opinione pubblica sono le memorie autobiografiche, le vite di personaggi più o meno illustri, le cronache di attualità politico-giudiziaria scritte dalle grandi firme del giornalismo. Altro fenomeno di grandi proporzioni è il successo delle Formiche di Gino & Michele, da inserire nel rilancio complessivo del genere comico-satirico. E poi ancora ci sono tutte le novità nel campo della produzione da edicola o da libreria delle stazioni, da "Dylan Dog" agli "Harmony".
Questi sono alcuni degli argomenti di cui si parla in Tirature '92, un almanacco librario di tipo nuovo, perché si occupa degli orientamenti, delle preferenze, dei gusti del pubblico più vasto quali sono documentati dai successi di mercato, belli o brutti che siano.
Diviso in varie sezioni e numerose rubriche, Tirature '92 è redatto da una équipe coordinata da Vittorio Spinazzola e si avvale di collaboratori prestigiosi, da Giorgio Galli a Marino Livolsi, Giancarlo Ferretti, Gérard Genette.


A cura di Vittorio Spinazzola, Tirature 1992
Baldini & Castoldi - 1992 - 338 pagine

martedì 19 giugno 2012

Storia della scrittura


Per la vastità dei temi e l’originalità con cui vengono trattati, la Storia della scrittura è diventato un classico del suo genere. Un tema vario, misterioso, controverso come questo viene affrontato da James G. Février con sorprendente levità, tanto che aspetti particolarmente intricati dell’avventura dello scrivere, si disvelano con assoluta trasparenza.L’opera tende a dimostrare come la scriittura – concepita in origine quale uno "strumento" di comunicazione, indipendente dall’uomo – si sia trasformata rassomigliando sempre più alla parola. Février racconta il processo che ha consentito allo scrivere di spogliarsi del suo stato di segno idealizzato per mutarsi in parola, in "segno fonetico".Questo processo è passato attraverso la storia comportamentale dei popoli, da qui la necessità, per l’autore, d’affrontare i temi con cui oggi si pone il problema conosciuto sotto il nome di romanizzazione. Février, specialista di epigrafia semitica, insiste poi sulla "manifestazione" della consonantica negli alfabeti fenicio e greco; ed un ampio spazio dedica ai sillabari indiani che, per differenti itinerarî, si assimilano in maniera sorprendente alla connotazione fonetica.


James Février, Storia della scrittura
Edizioni ECIG - 1992 - 592 pagine

lunedì 14 maggio 2012

La libreria stregata


Intorno a un volume rilegato che scompare e ricompare - Lettere e discorsi di Oliver Cromwell di Thomas Carlyle, libro da comodino per il presidente americano Wilson - e attorno a una bottega di colti testi usati - diretta da una coppia spiritosa, e luogo di incontro di bibliofili originali -, si svolge questa specie di storia di spionaggio, antimilitarista e singolarmente antitedesca (ma più che antitedesca, contro quello spirito tenace ordinato e prepotente di cui lo svago libresco e il divagare polveroso attorno alle pagine sono il naturale avversario). E si dipana lentamente questa storia di spionaggio, perché in realtà nella Libreria stregata i protagonisti sono appunto quello svago e quel divagare. Christopher Morley scrisse questo «divertimento», negli anni dell'immediato dopoguerra, come seguito dell'altro, Il Parnaso ambulante, in cui la libreria, gestita dalla stessa coppia, è un bibliobus che corre avventure di strada, come qui è centro di un complotto.


Parnaso ambulante



Viaggiare per le strade aperte della Nuova Inghilterra, a bordo di un attrezzato bibliobus trainato da un grande cavallo, con un cane al seguito, in compagnia di un professore-poeta agile e versatile come un elfo, vendendo libri utili e grandi classici a liberi contadini dai modi franchi, in fuga, per giunta, da un fratello egoista e correndo ogni tipo di avventura: questo genere di felicità - oggi impossibile, ieri a portata di mano purché intimamente liberi - Il Parnaso ambulante racconta. È una versione tenera, tra Mark Twain e Kerouac, del mito americano della frontiera e dell'individualismo ottimistico (e in effetti la protagonista si trasforma da massaia di campagna in intraprendente avventuriera, e poi ritorna, con una coscienza di sé rinnovata, casalinga, ma finalmente padrona del proprio destino). E un'idea, singolare in questo genere di storia, attraversa il racconto. Morley, da americano, non dubita che il modello compiuto di rapporto tra gli uomini sia lo scambio commerciale; ma il libro, merce tra le merci che attraversano le persone, ne conserva tutta la qualità e la sostanza umana. Sicché la vera missione on the road del Parnaso ambulante è «predicare l'amore per i libri e l'amore per gli esseri umani».