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giovedì 10 agosto 2023

Editori e pirati

 

Non c’è dubbio: è all’immenso potere dei libri che si deve la diffusione dell’Illumini­smo. Ma come si spiega la loro forza di­rompente in un’epoca in cui non esisteva la libertà di stampa? Nella Francia dell’An­cien Régime ogni pubblicazione dipende­va infatti da un tortuoso iter, senza il quale era impossibile ottenere il privilège conces­so dal re. Per di più la Corporazione pari­gina dei librai e stampatori, grazie a una complessa rete di relazioni tipica di un’o­ligarchia endogama, dominava in tutto il regno, paralizzando di fatto le imprese di provincia. Lo scenario che Darnton dischiu­de in questo libro, frutto di lunghe, tenaci ricerche d’archivio, è perturbante: quasi tutte le opere che hanno trasmesso il pen­siero dei philosophes furono stampate in quella «Mezzaluna Fertile» che da Amster­dam e Bruxelles giungeva sino ad Avigno­ne (allora territorio papale) passando per la Renania e la Svizzera, e distribuite in ma­niera clandestina – erano insomma frutto di pirateria. Tempestivamente informati sulle novità da spregiudicati agenti che o­peravano a Parigi, animati da una sete di profitto pari solo alla loro audacia, bracca­ti dal tempo, assediati da non meno ani­mosi concorrenti, i pirati dell’editoria po­trebbero apparire come i perfetti rappresentanti di un capitalismo predatorio. Ep­pure, ci rivela Darnton, assolvevano un compito rivoluzionario: produrre a buon mercato libri per un pubblico nuovo, com­posto dai ceti intermedi. Agendo al di fuori della legge, assecondavano dunque, pa­radossalmente, la battaglia dei livres philosophiques, che quella legge, fondamento dei privilegi dell’Ancien Régime, sfidava­no in maniera aperta.



Robert Darnton, Editori e pirati
Adelphi - 2023 - 491 pagine

martedì 28 febbraio 2023

La biblioteca di Trimalcione

 

 

Si può amare il De rerum natura? Sì, a pat­to, spiega Giuliani, di rovesciare la creden­za comune secondo la quale Lucrezio mette in versi la dottrina materialistica epicu­rea. Si imporrà allora quel «razionalismo visionario» che, attraverso l’esplorazione dei fenomeni di ogni ordine, «si esalta oltre le mura fiammeggianti del mondo». Ma rovesciare la credenza comune richie­de – direbbe Manganelli – qualcosa di più di un sapere «da professore o da irto pe­dagogo». Esige un lettore avido di «tran­gugiare polpa di chimere» e di accumula­re biblioteche personali, capace di gelose relazioni (con Kierkegaard, per esempio) come di improvvise scoperte e meditate ri­pulse; un critico tanto immune da timorati specialismi e paralizzanti gerarchie da sen­tirsi a proprio agio discorrendo del mon­do «fragile e tenace come una ragnatela» della Storia di Genji o della patafisica di Jar­ry, «scienza ingorda di annettersi l’univer­so». E, soprattutto, uno scrittore in grado di afferrare ciò che ha letto e di restituirlo con memorabile incisività: così il Samuel Johnson di Boswell è una specie di «Pick­wick ciceroniano», l’amato Leopardi «un materialista platonico», Cioran «un dandy della maldicenza metafisica», e Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino «un trucco d’amore per attrarre la letteratura nel vuoto e lasciarla lì sospesa». Senza que­sta fatale qualità, del resto, Giuliani non sarebbe riuscito a trasmetterci la sua pas­sione – e insieme a irriderla: «Non sono forse così, abbuffate trimalcioniche, vuoti farciti di studiate leccornie, le nostre in­ cessanti letture...?».


Alfredo Giuliani, La biblioteca di Trimalcione
Adelphi - 2023 - 392 pagine

martedì 13 luglio 2021

Cose da fare a Francoforte quando sei morto




La Fiera di Francoforte viene spesso raccontata – o meglio, immaginata – come una specie di festa mobile vagamente esoterica, dove, in un tintinnio di calici, e a volte in un fruscio di lenzuola, signore e signori molto lungimiranti decidono cosa il pubblico dovrà comprare e leggere (soprattutto comprare) nei dodici mesi successivi. Non è una rappresentazione completamente fittizia, ma per arrivare a un’immagine più convincente di questo strano mestiere, e del suo rito più fastoso, ci vogliono quelli che i militari americani chiamerebbero boots on the ground. Che qui il narratore indubbiamente indossa già partendo da Milano, o non sopravviverebbe alla telefonata hot con cui il suo compagno di viaggio, un fotografo con la singolare perversione di ritrarre solo scrittori, occupa per intero le sette ore di strada. E che non si toglie nemmeno durante una Buchmesse, se possibile, più convulsa di tante, dove la caccia a un improbabile bestseller si incrocia con l’inquietante apparizione di un agente che non avrebbe più dovuto essere in questo mondo – a meno che non sia tutta la rumorosa baracca a essersi inavvertitamente trasferita nell’altro. Non c’è molto da aggiungere, per un libro che è solo una commedia. Se non un’avvertenza: ogni riferimento a persone esistenti, o a fatti realmente accaduti, non è per niente, ma proprio per niente, casuale.


Matteo Codignola, Cose da fare a Francoforte quando sei morto

Adelphi - 2021 - 168 pagine

venerdì 18 dicembre 2020

Concupiscenza libraria

 

Lettore accanito e onnivoro, Manganelli comincia assai presto a scrivere di libri, nel 1946, e nel giro di qualche anno la recensione si trasforma nelle sue mani in un vero e proprio genere letterario che esige uno scrittore, capace non tanto di giudizio – compito «da professore o da irto pedagogo» – quanto di un «gesto critico, esatto, lucido, veloce e non precipitoso, felicemente prensile». I presupposti di tale nuovo genere li ritroveremo tutti in questa raccolta, dove Manganelli rivela una prodigiosa capacità di aprire i suoi pezzi con un ‘presentimento di racconto’ («Se sono in preda ad un rissoso malumore, tre pagine di Singer mi “stigrano”, come si dice in certi dialetti emiliani»); di cogliere le peculiarità di un autore come si infilza una farfalla in una bacheca (L’Iguana è un libro che «sembra non avere autore, ma solo essere un perfetto “apporto”, come dicono gli spiritisti»); di dare sfogo a una «concupiscenza libraria» che lo trascina da Omero a Chaucer, all’amato Seicento, a Vincenzo Monti, Keats, Ivy Compton-Burnett sino a Oliver Sacks e Anna Maria Ortese; di brandire irresistibilmente ironia e sarcasmo («Stretto nella teca dei suoi calzoni accanitamente abbottonati, il ritroso Cassola ha della letteratura un’idea che fa apparire “La famiglia cristiana” l’organo dell’Ente per lo Scambio delle Mogli»); di officiare fastose cerimonie stilistiche e verbali; ma soprattutto di farci intravedere, dietro lo «spazio di indifferenza emotiva» che pone fra sé e ciò che scrive, quella passione della letteratura che «produce matrimoni, fughe a due, notti insonni, poesie, serenate, omicidi, ma in nessun caso cose ragionevoli e sensate ». 

Giorgio Manganelli, Concupiscenza libraria
Adelphi - 2020 - 454 pagine

mercoledì 24 giugno 2020

Come ordinare una biblioteca




Chi prova a dare un ordine ai propri libri deve al tempo stesso riconoscere e modificare una buona parte del suo paesaggio mentale. Impresa delicata, piena di sorprese e di scoperte, priva di soluzione. Molti l’hanno sperimentata, dal dotto seicentesco Gabriel Naudé ad Aby Warburg. Qui se ne raccontano vari episodi, mescolati a frammenti di una autobiografia involontaria. A cui fanno seguito un profilo del breve momento in cui certe riviste, fra 1920 e 1940, operavano come impollinatrici della letteratura e una cronaca dell’emblematica nascita della recensione, quando Madame de Sablé si trovò nella improba situazione di dar conto pubblicamente delle Massime del suo caro e suscettibile amico La Rochefoucauld. Finché il tema del dare ordine riappare alla fine, questa volta applicato alle librerie di oggi, per le quali è una questione vitale, che si pone ogni giorno.


Roberto Calasso, Come ordinare una biblioteca
Adelphi -
2020 - 127 pagine

giovedì 5 aprile 2018

Un cuore intelligente


«Della letteratura non abbiamo bisogno per imparare a leggere. Ne abbiamo bisogno per sottrarre il mondo reale alle letture sommarie». È proprio questa la convinzione che ispira ad Alain Finkielkraut l’appassionato esercizio critico di Un cuore intelligente: raccontare nove tra i più notevoli libri della modernità svelando l’immensa sapienza che lì si cela. Perché la risposta alle grandi domande – «Che cos’è la civiltà? Che cos’è l’arte? Che cosa sono l’ideale e la grazia?» – non può che essere «una risposta narrativa». Rileggendo Tutto scorre... di Vasilij Grossman o La macchia umana di Philip Roth, Lo scherzo di Milan Kundera o Il pranzo di Babette di Karen Blixen, Lord Jim di Joseph Conrad o Washington Square di Henry James, Finkielkraut, che da anni va smascherando le ingiustificate certezze dell’Occidente, si propone di scrutare la realtà incarnata nei particolari e spesso redenta dall’ironia – e, soprattutto, di trovare una chiave per decifrare gli «enigmi del mondo». E con la sua suite di letture ci invita a svincolarci da molteplici trappole, della ragione e del sentimento, per lasciarci educare, tramite la parola letteraria, alla «perspicacia affettiva». Solo così ci verrà concesso quel «cuore intelligente» che re Salomone invocava dall’Eterno, stimandolo più prezioso di ogni altro bene.

Alain Finkielkraut, Un cuore intelligente
Adelphi - 2011 - 212 pagg.

mercoledì 18 giugno 2014

I libri nella mia vita

 
 
 
Che i libri si possano incontrare – prima ancora che leggere – così come si incontrano «altri fenomeni della vita e del pensiero», e che della vita facciano parte «quanto gli alberi, le stelle, o il letame», è l'aureo presupposto su cui poggia questo «libro sui libri» di Henry Miller, caso anomalo e inclassificabile, riconducibile forse soltanto al genere immaginario dell'autobibliogra­fia. Pochi scrittori hanno saputo rivelare se stessi come Miller attraverso quegli incontri, e queste pagine, lungi dal­l'essere un catalogo erudito, assomigliano piuttosto a una tortuosa e camuffata confessione. Dall'ec­centrico estremo di John Cowper Powys a Richard Jefferies, panpsichista romantico, dal­l'adorato Cendrars a Jean Giono e Rider Haggard: I libri nella mia vita è anche una guida preziosa, che permette di scoprire e riscoprire, accanto ai grandi intoccabili della letteratura, una vasta tribù di autori sconosciuti o presto dimenticati, ma non per questo meno vivi. La storia segreta di ogni vero lettore non è fatta di tutti i libri che ha letto, e nemmeno di quelli più significativi o più belli – sembra avvertirci Miller –, ma soprattutto di alcuni, a volte non più di una manciata, che si distanziano enormemente dagli altri. Sono quei libri che, «come certi rari individui, aumentano la vita», e sembra siano stati scritti apposta per noi. Per riconoscerli non esiste via certa: occorre farsi strada abbandonandosi al caso – «se l'oc­chio è sempre vigile, e la mente sempre al­l'er­ta, il caso fi­nisce per darci la soluzione» –, lasciarsi andare al «gioco dell'in­seguimen­to», e tenere bene a mente il celebre motto di Napoleone: «Non andrà lontano chi sa in anticipo dove vuole andare».
 
 
Henry Miller, I libri nella mia vita
Adelphi - 2014 - 414 pagine

venerdì 22 marzo 2013

L'impronta dell'editore


 
La vera storia dell'editoria è in larga parte orale – e tale sembra destinata a rimanere. Una teoria dell'arte editoriale non si è mai sviluppata – e forse è troppo tardi perché si sviluppi ora. Andando contro a questi dati di fatto, ho provato a mettere insieme due elementi: qualche passaggio nella storia di Adelphi, quale ho vissuto per cinquant'anni, e un profilo non di teoria dell'editoria, ma di ciò che una certa editoria potrebbe anche essere: una forma, da studiare e da giudicare come si fa con un libro. Che, nel caso di Adelphi, avrebbe più di duemila capitoli.
R.C.
 
 
Roberto Calasso, L'impronta dell'editore
Adelphi - 2013 - 164 pagine

martedì 29 maggio 2012

Saper leggere



Guida a una lettura migliore per divertirsi e capire di più.


Lionel Bellenger, Saper leggere, Editori Riuniti
Anno 1980 - 141 pagine

Cento lettere a uno sconosciuto


Un programma editoriale nasce inevitabilmente dal disegno e dal caso – e finisce per configurarsi come un mondo possibile. E i mondi variano per bellezza, ricchezza, vivibilità. Questo libro è una prima guida a quel mondo possibile che si è manifestato in una foresta di pagine sotto il nome Adelphi: circa millecinquecento titoli a partire dal dicembre 1963. E nel corso di quarant’anni numerosi lettori hanno notato come, a tenere insieme questi libri, ci sia qualcosa, un legame tenace, che va oltre la qualità. Questo legame tenace abbiamo tentato di indicarlo fin dall’inizio, per quanto possibile in modo esplicito, nell’unica forma in cui l’editore accompagna ogni singolo libro: il risvolto di copertina. Che è poi il luogo dove i motivi che hanno dettato la scelta di quel libro dovrebbero apparire e rivelarsi ogni volta al lettore, il quale è sempre innanzitutto uno sconosciuto. Fra gli oltre mille risvolti che ha scritto, Roberto Calasso ha isolato quei cento che più gli sembravano capaci di una vita indipendente, e li ha inanellati come altrettante «lettere a uno sconosciuto».


Roberto Calasso, Cento lettere a uno sconosciuto, Adelphi
Anno 2003 - 236 pagine

Il mio editore


Come si diventa uno scrittore? Come si ottiene un riconoscimento duraturo? Talento e opere di qualità non bastano: occorre un «autore di autori», un editore vero. Come il leggendario Jérôme Lindon, cui si devono le fortune e il prestigio delle Éditions de Minuit (basti pensare alla scoperta di Beckett). Della misteriosa reazione chimica che si produce fra uno scrittore e il suo editore, Jean Echenoz ci offre un resoconto appassionante ed esatto, che si deposita nella memoria come un'incantevole partitura musicale.


Jean Echenoz, Il mio editore, Adelphi
Anno 2008 - 52 pagine

Sul mestiere dello scrittore e sullo stile


Schopenhauer si sentì sempre scrittore non meno che pensatore. Fu uno degli ultimi filosofi che sapessero scrivere in latino, e la sua educazione letteraria era avvenuta sotto l’invisibile tutela dei grandi romantici (nonché di Goethe), che frequentavano il salotto della madre. Soprattutto Schopenhauer ebbe sempre una formidabile vena polemica, che gli faceva scegliere i suoi bersagli non solo nella metafisica ma nella vita corrente. Che la pratica della lingua o il modo di dar forma ai libri si corrompessero e degradassero era per lui un segnale che coinvolgeva il tutto (e così sarà, più tardi, in Karl Kraus). Quei vizi da allora non hanno fatto che dilatarsi, fino ad apparire a molti come la normalità stessa. Salutare controveleno rimane dunque, oggi più che mai, la lettura dei tre trattatelli qui raccolti, che si presentano come una sequenza, insieme garbata e tagliente, di raccomandazioni e suggerimenti per curare le malattie croniche di scrittori, letterati, giornalisti – sovrana applicazione di un solo e irrefragabile principio: «per colui per il quale nulla è cattivo, nulla parimenti è buono».I tre scritti che figurano in questo volume (Sul mestiere dello scrittore e sullo stile, Del leggere e dei libri, Della lingua e delle parole) sono apparsi per la prima volta nell’ambito dei Parerga e paralipomena nel 1851 e vengono qui riproposti autonomamente in virtù della loro forte unità e coerenza tematica.


Arthur Schopenhauer, Sul mestiere dello scrittore e sullo stile, Adelphi
Anno 1993 - 156 pagine

Lettere a un giovane poeta


Le Lettere a un giovane poeta furono realmente indirizzate da Rilke al giovane scrittore Kappus fra il 1903 e il 1908. Pubblicate postume nel 1929, si diffusero in breve tempo nei paesi di lingua tedesca come una specie di breviario – non tanto d’arte quanto di vita. Oggi, nella generale riscoperta di Rilke, ormai sfrondato di quegli omaggi sensibilistici che per molti avevano a lungo impedito l’accesso alla sua grande poesia, queste pagine tornano a essere una guida preziosa. Fin dalle prime righe, esse ci danno l’accordo che poi sentiremo risuonare in ogni parola di Rilke: «La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura». Scrivere, per Rilke, era al tempo stesso un atto che poneva esigenze assolute, mutando la vita intera, e un oscuro processo biologico, una fermentazione delicata dove alla coscienza spettava soprattutto di stare in ascolto, esercitando un’ardua «passività attiva». E proprio in queste lettere Rilke ha saputo illustrare la sua «via» alla letteratura con le parole più precise e più dense. Unite a due altri brevi testi di carattere affine (le Lettere a una giovane signora e Su Dio), le Lettere a un giovane poeta vengono qui proposte nella celebrata versione di Leone Traverso, che fu uno dei primi e più felici interpreti di Rilke in Italia.


Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi
Anno 1980 - 141 pagine

Una biblioteca della letteratura universale


Per molti il mondo dei libri è una foresta ostile, troppo folta. Sentono che lì si celano quelle pagine che sarebbero per loro preziose, ma disperano di trovarle. Per questo essi vorrebbero essere guidati fra i libri. Ma pochissimi sanno essere loro d’aiuto: nei saggi qui raccolti dimostra di aver avuto in grado eminente quel dono Hermann Hesse, uno scrittore che continua a farsi amare da schiere di lettori e, oltre tutto, uno scrittore che aveva «letto tutti i libri». Con mano ferma e gesto intimamente gentile, Hesse introduce in questi suoi saggi alla «magia del libro». Spiega con limpidezza che cosa significhi incontrare un libro – evento che può essere non meno complicato e fatale dell’incontro con una persona. E ci aiuta, con discrezione e precisione, nel passo più delicato: la formazione della nostra biblioteca. Consiglia i testi inevitabili, ma con poche parole che ci rendono subito evidente perché dobbiamo conoscerli; e ci consiglia anche libri più segreti, che però per lui sono stati decisivi – invitando così ogni lettore a scoprire la propria fisionomia nella biblioteca che a poco a poco si costruisce. Il lettore che voglia iniziarsi all’arte sottile di scegliere i libri per sé troverà qui le indicazioni di un amico sapiente e del tutto privo di quel sussiego che molti ancora associano con la cultura. Alla fine non vedrà più i libri come un’angosciosa, sopraffacente molteplicità: «da innumerevoli lingue e libri di tanti millenni, da questo mostro mitologico dalle mille teste, quella di cui il lettore, nei suoi momenti di grazia, avverte su di sé lo sguardo è una chimera strana, sublime, più che reale: è il sembiante dell’uomo, da mille tratti contraddittori magicamente ricomposto». I saggi che compongono Una biblioteca della letteratura universale sono stati scritti tra il 1907 e il 1945.

Hermann Hesse, Una biblioteca della letteratura universale, Adelphi
Anno 1979 - 130 pagine

giovedì 17 maggio 2012

Mendel dei libri


La storia di un uomo che forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce. Il sovrano di un mondo parallelo – un mondo di carta.


Stefan Zweig, Mendel dei libri, Adelphi
Anno 2008 - 53 pagine - € 6,00

mercoledì 9 maggio 2012

La lettera d'amore



Una bella libraia, un giovane commesso, una lettera misteriosa: una storia d’amore che seduce subito per il suo humour e la sua acutezza. «È un libro che farà innamorare i delusi, riempirà di gioia chi oggi è innamorato e consolerà chi ha pene d’amore» (Gianni Riotta).



Cathleen Schine, La lettera d'amore, Adelphi
Anno 1999 - 269 pagine - € 10,00


Leggere Lolita a Teheran


Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze tremende, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi in un’impresa fra le più ardue, e cioè spiegare a ragazzi e ragazze esposti in misura crescente alla catechesi islamica una delle più temibili incarnazioni dell’Occidente: la sua letteratura. Il risultato è uno dei più toccanti atti d’amore per la letteratura mai professati – e insieme una magnifica beffa giocata a chiunque tenti di interdirla.


Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Adelphi
Anno 2007 - 379 pagine - € 10,00

martedì 8 maggio 2012

Con Borges


Nel 1964 Alberto Manguel, all’epoca sedicenne, lavorava in una celebre libreria di Buenos Aires, dov’era possibile trovare le ultime novità pubblicate in Europa e negli Stati Uniti – e dove ogni pomeriggio passava Borges, di ritorno dalla Biblioteca Nazionale. Un giorno lo scrittore, ormai cieco, chiese al giovane Manguel se fosse disposto a leggere per lui la sera, giacché sua madre Doña Leonor, novantenne, si stancava facilmente. L’appartamento di Borges è un luogo fuori dal tempo, popolato di libri e di parole, un universo puramente verbale, insomma, dove Manguel scoprirà il genere di conversazione a lui più congeniale – quella sui libri e sull’orologeria dei libri. E scoprirà (lui che era cresciuto in Israele e che a partire dal 1968 sarebbe vissuto in vari paesi) l’unica terra cui valga la pena di appartenere – quella della letteratura. Con una passione costantemente tenuta a freno da un’affabile discrezione, Manguel ci fa condividere la sua scoperta, permettendoci così di conoscere quel che di Borges non sapevamo e forse più conta: la sua irresistibile ironia, la passione per le epopee – in cui rientravano i film di gangster, i western e la mitologia dei bassifondi di Buenos Aires – e i romanzi polizieschi, la lingua tedesca e le enciclopedie, le tigri e West Side Story, così come le segrete ossessioni, il rapporto con Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo, l’attrazione per i sogni e la repulsione per Proust e Thomas Mann, Tolstoj e Pirandello. Tanto che alla fine stentiamo a credere di non avere conosciuto Borges di persona, di non essere stati ospiti a casa sua.


Alberto Manguel, Con Borges, Adelphi
Anno 2005 - 77 pagine - € 7,50

Al paese dei libri


Ma che idea, lasciare la California per un brumoso paesino della campagna gallese! Se non fosse che il paesino è Hay-on-Wye, la «Mecca dei bibliofili», dove c’è una libreria antiquaria ogni quaranta abitanti, e dove si celebra ogni anno uno dei più noti Festival della Letteratura – e se non fosse che il pellegrino è Paul Collins, instancabile e ardimentoso cacciatore di libri perduti e strampalati. Ingaggiato nel 2000 da Richard Booth, il libraio che nel 1977 si proclamò Re del Principato Autonomo di Hay, Collins si è potuto dedicare per sei mesi alla sua attività preferita: frugare tra cataste di libri effimeri «che fin dall’inizio non erano destinati a durare», e tramandarci le loro storie. Ed ecco le ponderose raccolte di riviste obsolete («La rivista delle meraviglie. Composta interamente di materiale classificabile come MIRACOLOSO! BIZZARRO! STRANO! STRAVAGANTE! SOPRANNATURALE! ECCENTRICO! ASSURDO! OSCURO! e INDESCRIVIBILE!»), le memorie apocrife (Sono stata la cameriera di Hitler) o anonime (Confessioni della moglie di uno scrittore), gli autori che scrivono dall’aldilà, e le prime edizioni «grigie e pesanti come tombini». Mentre cerca casa, fantasticando di stabilirsi definitivamente in un grande «pub sconsacrato» del Seicento, il Sixpence House, Collins riesce anche a far domanda per un seggio alla Camera dei Lord (quella «specie di governo fondato sulla copula. Una spermocrazia, se preferite»). Oltre che una incantevole tranche de vie, Al paese dei libri è una sorprendente meditazione sul valore dei libri nel tempo – e sulla volubile incuranza del passato, «l’unico Paese dove è ancora permesso dileggiare gli indigeni».


Paul Collins, Al paese dei libri, Adelphi
Anno 2010 - 216 pagine - € 19,00

Auto da fé


Da una parte un grande studioso, Kien, che disprezza i professori, ritiene superflui e sgradevoli i contatti col mondo e ama in fondo una cosa sola: i libri. Dall’altra la sua governante, Therese, che raccoglie in sé le più raffinate essenze della meschinità umana. Romanzo primo e unico di Canetti, opera solitaria ed estrema, segnata dalla intransigente felicità degli inizi, Auto da fé racconta l’incrociarsi di queste due remote traiettorie e ciò che ne consegue – la minuziosa, feroce vendetta della vita su Kien, che aveva voluto eluderla con la stessa acribia con cui analizzava un testo antico.


Elias Canetti, Auto da fé, Adelphi
Anno 2001 - 548 pagine - € 14,00