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mercoledì 16 marzo 2022

Per scrivere bene imparate a nuotare

 Per scrivere bene imparate a nuotare

«Quello non lo insegno.» Così rispondeva Giuseppe Pontiggia a chi gli chiedeva come diventare scrittore. Non basta infatti avere l’attitudine, la volontà, l’ambizione. Come per il nuoto, si possono però ottenere buoni risultati impadronendosi della tecnica, osservando i modelli, allenandosi duramente. Per scrivere «bene» (con stile) bisogna prima liberarsi da una serie di pregiudizi: che scrittori si nasca, che il talento e l’ispirazione contino più di un severo apprendistato, che un testo letterario (e in generale un testo efficace) nasca già perfetto anziché perfettibile. Di questo era convinto Pontiggia quando, nel 1985, inaugurava la prima scuola di scrittura in Italia. Una scuola in cui si imparava innanzitutto a leggere. Leggere in senso forte, cominciando dai classici, in un «corpo a corpo» con il testo pensato per affinare la capacità di giudizio e scoprire insieme le potenzialità e i limiti delle proprie risorse espressive. Ma soprattutto per lasciarsi emozionare dalle parole, per esplorarne le stratificazioni, per imparare a usarle in modo responsabile. Scrivere, per Pontiggia, non è trascrivere le proprie esperienze, sensazioni o memorie, ma andare incontro all’inatteso che sorprende, al nuovo che disorienta: pronti a tornare indietro, e a riscrivere se necessario, per dire nel modo migliore quanto si va scoprendo attraverso il linguaggio. Perché la scrittura è un viaggio che non si lascia pianificare, ma anche il risultato di un lavoro paziente, fatto di un rapporto concreto con il testo, in tutto simile a quello dell’artigiano all’opera nel suo laboratorio. Un laboratorio che Pontiggia ha allestito per anni durante i suoi incontri settimanali al Teatro Verdi di Milano, dialogando con un pubblico eterogeneo (studenti, professionisti, aspiranti scrittori). Le sue lezioni, pubblicate a metà degli anni Novanta su due riviste («Wimbledon» e «Sette»), sono ora raccolte in un unico volume. Trentatré conversazioni in cui l’autore, in forma di intervista, affronta i molteplici aspetti della scrittura «espressiva», a cui si aggiungono altre quattro lezioni, «per addetti ai lavori ma non solo», in cui la riflessione sulla scrittura diventa essa stessa un alto esempio di scrittura saggistica, ricca di aforismi e battute fulminanti; dove il confronto con i classici, ancora una volta, ci introduce nella biblioteca e nell’officina dello scrittore, pronti a carpirne i segreti.


Il testimone

Il testimone

Copista presso la grande biblioteca di Alessandria d’Egitto e aspirante filosofo, il giovane Callimaco è in procinto di partire alla volta di Roma, dove, insieme al fratello maggiore Teocrito, dovrà consegnare un cospicuo carico di volumi alle biblioteche e ai librai dell’Urbe. Prima dell’imbarco, però, un misterioso personaggio gli affida, dietro pagamento di una cifra spropositata, una custodia di cuoio perfettamente sigillata, raccomandandogli di averne la massima cura e di recapitarla personalmente al destinatario. Comincia così un avventuroso viaggio per mare, che lambirà le coste dell’Asia Minore per poi inoltrarsi nel cuore del Mediterraneo fino a toccare Creta, Malta e la Sicilia. Un viaggio disseminato di insidie ma anche foriero di incontri inattesi: Dafne, anzitutto, una ragazza imprevedibile e ammaliante, capace di destare in Callimaco sentimenti che hanno il sapore di un’attesa esaudita; Paolo di Tarso, carismatico apostolo della fede in Cristo, che cercherà di minare la granitica fiducia di Callimaco nelle facoltà della ragione; un individuo minaccioso e sfuggente, che sembra spiare ogni sua mossa e seguirlo in ogni dove; e infine il Testimone, al cui cospetto nessuno potrà ostentare indifferenza. Sullo sfondo, gli ultimi bagliori della grande cultura greco-ellenistica, una Roma rilucente e al culmine del suo splendore e la nascente religione cristiana, destinata a rimettere in discussione gli equilibri di un mondo in cui ogni cosa sta cambiando. Ed è questo mondo che Stefano Medas, con uno stile nitido e in grado di catturare l’essenza delle cose, ci restituisce in tutto il suo fascino, come solo chi è fine conoscitore dell’antichità e ispirato narratore sa fare.

La Bibbia scomparsa

 La Bibbia scomparsa

Il 14 ottobre 1950, senza clamore né misure di sicurezza, per via aerea, come un normale pacco postale, arriva da Londra a Los Angeles una scatola di legno contenente uno dei libri più preziosi al mondo. Nome in codice commode, «comò». Si tratta di una delle migliori copie della Bibbia stampata da Johann Gutenberg alla metà del Quattrocento e sopravvissute fino a noi, la cosiddetta Numero 45. La destinataria è Estelle Betzold Doheny. Vedova di uno degli uomini più ricchi d’America, è la prima donna collezionista ad aggiungere il libro alla sua biblioteca nonché il suo ultimo proprietario privato. Ma dalla sua creazione sono in tanti coloro che hanno cercato, acquistato, venerato la Numero 45, non solo collezionisti ma anche venditori, consulenti e studiosi. Rimasta nascosta per secoli nelle biblioteche di aristocratici e monasteri, la copia ha visto succedersi diversi proprietari in un’odissea che dall’Europa e dal primo dei suoi possessori conosciuti, il III conte di Gosford, arriva agli Stati Uniti d’America, passando per il Giappone. Un racconto che attraversa cinque secoli e che Margaret Leslie Davis ricostruisce in queste pagine. Esplorando i libri come oggetti di ossessione, La Bibbia scomparsa è la storia di uno straordinario manufatto culturale e religioso, ma anche una storia del mondo e un originale sguardo dentro i segreti tecnici ed estetici dell’officina di Gutenberg e di un sistema di produzione che è all’origine della civiltà moderna. Una lettura obbligata per gli appassionati di storia, i collezionisti, i bibliofili e chiunque abbia mai desiderato possedere un libro straordinario.

Il gatto che voleva salvare i libri

Il gatto che voleva salvare i libri


La libreria Natsuki è un luogo speciale: un negozio polveroso e solitario, dove gli amanti della lettura possono trovare, tra le pagine dei grandi capolavori di tutto il mondo, un’oasi di pace, un rifugio lontano dal frastuono della quotidianità. Quando il proprietario, uomo colto e appassionato, muore improvvisamente, il nipote Rintaro, un ragazzino timido e introverso, eredita la libreria. Il nonno si è preso cura di lui dopo la morte di sua madre e, ora che è scomparso, Rintaro deve imparare a fare a meno della sua saggezza dolce e pacata. La libreria è sull’orlo del fallimento: un’eredità pesante per il ragazzo, anche perché i segnali dal mondo sono piuttosto scoraggianti: poca gente è davvero interessata alla lettura. Un giorno, mentre Rintaro si crogiola malinconico nel ricordo del nonno, entra in libreria un gatto parlante. Nonostante le iniziali perplessità del ragazzino, il gatto lo convince a partire per una missione molto speciale: salvare i libri dalla loro scomparsa. Inizia così la storia di un’amicizia magica: un’avventura che li porterà a percorrere quattro diversi labirinti per risolvere altrettante questioni esistenziali sull’importanza della lettura e sulla forza, infinita e imperscrutabile, dell’amore. Una favola dei nostri tempi, un’ode straordinaria al potere del libro e dell’immaginazione.


Sosuke Natsukawa, Il gatto che voleva salvare i libri

Mondadori - 2020 - 180 pagine

giovedì 2 dicembre 2021

La ragazza con la macchina da scrivere

 

Cosa ricordano le dita? Se la memoria scompare, possono gli oggetti aiutare a ritrovare i ricordi?
Sin da ragazza, Dalia ha lavorato come dattilografa, attraversando il ventesimo secolo sempre accompagnata dalla sua macchina da scrivere portatile, una Olivetti MP1 rossa.
Negli anni Novanta, ormai anziana, la donna viene colpita da un ictus che, pur non rivelandosi letale, offusca parte della sua memoria. I ricordi di Dalia tuttavia non si sono dissolti, essi sopravvivono nella memoria tattile dei suoi polpastrelli, dai quali possono essere liberati solamente nel contatto con i tasti della Olivetti rossa. Attraverso la macchina da scrivere, Dalia ripercorre così la propria esistenza: gli amori, i dispiaceri e i mille espedienti attuati per sopravvivere, soprattutto durante gli anni della guerra, riemergono dal passato restituendole un’immagine di sé viva e sorprendente, la storia di una donna capace di superare decenni difficili procedendo sempre a testa alta con dignità e buonumore. Un unico, importante ricordo, però, le sfugge, ma Dalia è decisa a ritrovarlo seguendo gli indizi che il caso, o forse il destino, ha disseminato lungo il suo percorso.
La narrazione alla ricerca del ricordo perduto si arricchisce pagina dopo pagina di sensazioni e immagini legate a curiosi oggetti vintage: la protagonista del libro ritroverà la memoria anche grazie a questo tipo di indizi, che appaiono ogni volta in luoghi inaspettati, in una specie di caccia al tesoro immaginaria, tra realtà e fantasia.

Desy Icardi,  La ragazza con la macchina da scrivere
Fazi - 2020 - 366 pagine

lunedì 30 agosto 2021

Contro Amazon. Diciassette storie in difesa delle librerie, delle biblioteche e della lettura

 

Questo libro è diventato un piccolo “culto” nel mondo, soprattutto tra librai, bibliotecari e appassionati lettori. Carrión, autore colto e grande viaggiatore, ha percorso le strade di mezzo mondo visitando librerie e biblioteche di ogni tipo e parlando con le persone che considerano i libri un bene fondamentale per l’umanità. Dalle biblioteche e librerie innovatrici di Seul, in Corea, alle più belle librerie e biblioteche del mondo sparse ai quattro angoli della terra, dalle conversazioni su città e librerie con esperti come Alberto Manguel e Luigi Amara allo studio delle biblioteche personali (e fittizie) di Don Chisciotte e del Capitano Nemo, Jorge Carrión ci accompagna in un viaggio appassionato attraverso le meraviglie della lettura e delle persone che ne hanno fatto un’arte di vita. Nella prima delle storie che compongono il libro, Contro Amazon, l’autore spagnolo enuncia sette ragioni (un manifesto) per cui opporsi ad Amazon: “1) Perché non voglio essere complice di un’espropriazione simbolica; 2) perché siamo tutti cyborg, ma non robot; 3) perché rifiuto l’ipocrisia; 4) perché non voglio essere complice del neo-impero; 5) perché non voglio che mi spiino mentre leggo; 6) perché difendo la lentezza accelerata, la vicinanza relativa; 7) perché non sono ingenuo”. Un libro indispensabile per chiunque ami la lettura e le librerie.


Jorge Carriòn, Contro Amazon. Diciassette storie in difesa delle librerie, delle biblioteche e della lettura
Edizioni e/o - 2020 -208 pagine

mercoledì 19 maggio 2021

L'uomo che sussurrava ai lettori



Cinquant'anni con i libri, sui libri, nei libri. Cinquant'anni per i libri. Romano Montroni è nato in una casa in cui non si leggeva, ma da ragazzo è stato assunto per caso come fattorino alla libreria Rizzoli di Bologna ed è stata la cosa più bella che potesse capitargli: diventato libraio, ha conosciuto moltissimi scrittori e lettori e poi ha lavorato tutta la vita per formare nuove generazioni di librai che amino i libri quanto li ama lui, librai capaci di accendere entusiasmi, nutrire sogni e «sussurrare ai lettori» i libri giusti, quelli che riempiono la vita e a volte la cambiano. In queste pagine Montroni tira le somme della sua esperienza come presidente del Centro per il libro e la lettura e lo fa guardando al futuro: parla di giovani lettori, di scuola, di lettura ad alta voce, di librerie, di biblioteche e naturalmente di librai, di come formarli e come appassionarli. Una testimonianza che ha il fascino di una storia vera e il profumo dei libri nuovi, un'entusiasmante dichiarazione d'amore e di fiducia nella straordinaria potenzialità dei libri e nella infinita felicità dei loro fortunati lettori.


Romano Montroni, L'uomo che sussurrava ai lettori
Longanesi - 2020 - 208 pagine

La libreria dei sogni sospesi

 

 Non è facile arrivare a fine mese per Sarah, che gestisce una piccola libreria in un pittoresco paesino della Charente. Come se non bastassero i muri pericolanti e le tubature capricciose, che non attraggono molti clienti, bisogna infatti mettere in conto anche la sua passione per i libri antichi e preziosi, una passione irresistibile che sta letteralmente prosciugando i suoi risparmi. E quindi diventa irresistibile pure la proposta che un giorno le viene fatta: accogliere, dietro lauto compenso, Maxime Maréchal, un attore noto per i suoi ruoli da "bad boy" e per i suoi burrascosi rapporti con la giustizia, e farlo lavorare alla ristrutturazione della libreria. Un bel vantaggio per Sarah e per Maxime la possibilità di scontare il suo periodo obbligato di lavori socialmente utili lontano da giornalisti e ficcanaso. Ma può una star del cinema adattarsi a vivere come una persona "normale"? E può una donna il cui mondo è fatto solo di carta e di poesia vivere con un uomo che sembra disprezzare i libri? Forse sì. Perché i sogni talvolta rimangono sospesi alle pagine di un libro o agli scaffali di una libreria prima di potersi realizzare...


Emily Blaine, La libreria dei sogni sospesi
tre60 - 2020 - 264 pagine

venerdì 18 dicembre 2020

Fuori di testo




Fuori di testo
è un libro sui libri come nessuno li ha mai raccontati. Dedicando a ciascuna delle «soglie» del libro – titoli, copertine, risvolti, fascette, ringraziamenti, dediche, indici… tutto escluso il testo, insomma – una trattazione gustosa e documentata, Valentina Notarberardino rivela storie, curiosità, segreti, retroscena dell’editoria in generale e della narrativa italiana recente in particolare, anche grazie alle inedite confessioni di alcuni fra gli scrittori maggiori e più venduti del nostro Paese: da Edoardo Albinati a Diego De Silva, da Massimo Gramellini a Nicola Lagioia, da Melania G. Mazzucco a Roberto Saviano.

Ne emerge una guida preziosa all’attività editoriale, regno spesso impenetrabile ai non addetti, dove si incrociano e cooperano – non sempre pacificamente, come si vedrà – qualità letteraria e strategie di marketing, volontà d’autore e «diavolerie» di editori, grafici, redattori: tutti ingredienti della pozione magica che è ogni successo editoriale.


Valentina Notarberardino, Fuori di testo
Ponte alle Grazie - 2020 - 336 pagine

Concupiscenza libraria

 

Lettore accanito e onnivoro, Manganelli comincia assai presto a scrivere di libri, nel 1946, e nel giro di qualche anno la recensione si trasforma nelle sue mani in un vero e proprio genere letterario che esige uno scrittore, capace non tanto di giudizio – compito «da professore o da irto pedagogo» – quanto di un «gesto critico, esatto, lucido, veloce e non precipitoso, felicemente prensile». I presupposti di tale nuovo genere li ritroveremo tutti in questa raccolta, dove Manganelli rivela una prodigiosa capacità di aprire i suoi pezzi con un ‘presentimento di racconto’ («Se sono in preda ad un rissoso malumore, tre pagine di Singer mi “stigrano”, come si dice in certi dialetti emiliani»); di cogliere le peculiarità di un autore come si infilza una farfalla in una bacheca (L’Iguana è un libro che «sembra non avere autore, ma solo essere un perfetto “apporto”, come dicono gli spiritisti»); di dare sfogo a una «concupiscenza libraria» che lo trascina da Omero a Chaucer, all’amato Seicento, a Vincenzo Monti, Keats, Ivy Compton-Burnett sino a Oliver Sacks e Anna Maria Ortese; di brandire irresistibilmente ironia e sarcasmo («Stretto nella teca dei suoi calzoni accanitamente abbottonati, il ritroso Cassola ha della letteratura un’idea che fa apparire “La famiglia cristiana” l’organo dell’Ente per lo Scambio delle Mogli»); di officiare fastose cerimonie stilistiche e verbali; ma soprattutto di farci intravedere, dietro lo «spazio di indifferenza emotiva» che pone fra sé e ciò che scrive, quella passione della letteratura che «produce matrimoni, fughe a due, notti insonni, poesie, serenate, omicidi, ma in nessun caso cose ragionevoli e sensate ». 

Giorgio Manganelli, Concupiscenza libraria
Adelphi - 2020 - 454 pagine

mercoledì 16 dicembre 2020

Il libro è quella cosa

 

Cos'è il libro? È una certezza, è un corpo innamorato, è un'eredità, uno specchio, un perenne neonato. Il libro è una promessa, un rimprovero, un rimpianto. È qualcosa di nostro, di intimo e imprescindibile. Stregato dal fascino di uno degli oggetti più antichi del mondo, Nicola Gardini lo osserva con occhi nuovi, lo studia come un biologo studierebbe un organismo vivente, e poi lo ritrae come un artista ritrarrebbe un volto, in ogni dettaglio. Queste pagine ricche di poesia sono un vero e proprio inno d'amore al desiderio di leggere, capace di conquistare, sorprendere e appassionare chi già ama i libri e chi ancora non sa di amarli. 


Nicola Gardini, Il libro è quella cosa
Garzanti - 2020 112 pagine

martedì 17 novembre 2020

I russi sono matti

 


Quando per un viaggio organizzato si ritrova nel ruolo insolito di guida tra le strade di San Pietroburgo, Paolo Nori scopre che i turisti sono più interessati a visitare la casa dove nella finzione abitava il protagonista di Delitto e castigo che non la sede della polizia dove Dostoevskij fu nella realtà processato. E d’altra parte è per noi più reale Anna Karenina delle sue contemporanee in carne e ossa, perché come diceva Šklovskij «Quello che c’è scritto in Anna Karenina è più vero di quel che scrivono sui giornali e nelle enciclopedie».
Così, dopo quarant’anni di frequentazione, tra libri letti, amati e tradotti, Nori scrive il suo Corso sintetico di letteratura russa, che di accademico ovviamente non ha nulla. Esilarante e rocambolesco, sbilenco e a suo modo intimo, passa in rassegna le idiosincrasie e il genio dei grandi autori: da Puskin che per primo e forse per caso abbandona l’aristocratico francese per scrivere «nella lingua dei servi della gleba», creando di fatto il romanzo russo, a Erofeev che in piena dissoluzione dell’Urss riempie di bestemmie un capitolo del suo Mosca-Petuški, mettendo però cortesemente in guardia le lettrici; da Tolstoj che in una lettera dice di non poterne più di scrivere «la noiosa, la triviale Anna Karenina» a Dostoevskij che si considera «un uomo felice che non ha l’aria contenta»; da Gogol che dopo ogni (supposto) fiasco fugge all’estero fino a Brodskij che si fa dettare dall’agente del Kgb il motivo della sua stessa richiesta di espatrio.
Eppure se anche davvero I russi sono matti, hanno creato in appena due secoli una delle più grandi letterature mai esistite, capace di cogliere l’umorismo tragico dell’esistenza e di togliere l’“imballaggio” alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica perduta nell’uso, di cogliere l’intraducibile byt (diciamo per semplicità: la vita) nel suo farsi, di costruire romanzi pieni, come diceva un detrattore di Puskin, di «scenette insignificanti da vite insignificanti», ma che forse proprio per questo ancora oggi ci sembrano più veri del vero.


Paolo Nori, I russi sono matti
Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991

UTET - 2020 - 224 pagine

martedì 10 novembre 2020

Passione libri

 


Se ogni giorno ti ritrovi in fila davanti alla cassa di una libreria nonostante la pila di libri ancora da leggere sul tuo comodino. Se pensi non ci sia niente di meglio del profumo di un libro appena comprato. Se i libri sono i tuoi migliori amici e lasciarli andare dopo averli finiti ti provoca crisi di pianto incontrollate. Non preoccuparti, non è nulla di grave: sei semplicemente affetto da Passione Libri!


Deborah Tung, Passione libri
Il castoro - 2020 -144 pagine

La biblioteca

 



I due autori hanno visitato piú di ottanta biblioteche in giro per il mondo: Will Pryce ne ha fotografato con maestria gli spettacolari e preziosi interni, mentre James Campbell ci spiega come lo sviluppo di questi edifici costruiti intorno ai libri illustri il mutevole rapporto dell'umanità con la parola scritta e perché le biblioteche siano sempre state tutt'altro che meri depositi polverosi, ma simboli attivi di cultura e civiltà. Con 292 illustrazioni a colori.

«Le grandi biblioteche con un effettivo sistema a muro impiegarono molto piú tempo a svilupparsi. Tra queste, quella di gran lunga piú importante – nonché la piú antica a essersi conservata – è la biblioteca dell’Escorial, in Spagna. “Nulla può darvi qualche idea dell’Escorial, non il palazzo dei Windsor in Inghilterra, né quello di Peterhof in Russia, né Versailles in Francia, – scriveva Alexandre Dumas padre nel 1846. – Non somiglia ad altro che a se stesso, creato da un uomo che piegò la propria epoca alla sua volontà, una rêverie in pietra, concepita nelle notti insonni di un re sui cui regni non tramontava mai il sole”. La biblioteca dell’Escorial è una straordinaria costruzione, divenuta nei secoli seguenti un modello per monasteri e palazzi… Per la prima volta una sala di dimensioni enormi era stata rivestita di libri, ben visibili in ranghi serrati sugli scaffali lungo le pareti; da quel momento la visione di una grande sala per biblioteca, decorata e al tempo stesso animata dai libri che conteneva, avrebbe dominato l’architettura bibliotecaria. Quando pensiamo a una biblioteca, pensiamo a quella dell’Escorial».

Le biblioteche possono essere molto piú di semplici luoghi in cui custodire libri. Nel corso dei secoli i progetti dei piú grandi edifici destinati a ospitarle hanno voluto esaltare la lettura e l’importanza dell’apprendimento. Essi sono divenuti simboli di cultura, indipendentemente dalla loro appartenenza a un singolo individuo, a un’istituzione o perfino a un’intera nazione. Questo libro intende ricostruire per la prima volta la storia di tali edifici a partire dall’antica Mesopotamia, esaminando quelli perduti delle civiltà classiche, quelli monastici del Medioevo e quelli sontuosi in stile rococò, fino ad arrivare alle biblioteche moderne e contemporanee.


James W. P. Campbell - Will Pryce, La biblioteca
Una storia mondiale
Einaudi - 2020 - 530 pagine

Calvino editore


Italo Calvino non è soltanto il rivoluzionario autore di Se una notte d’inverno un viaggiatoreo Il castello dei destini incrociati. Italo Calvino è anche colui che dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, in parte insieme a Cesare Pavese, Elio Vittorini e Natalia Ginzburg, ha tessuto le sorti delle collane Einaudi. In un periodo storico in cui le scelte editoriali avevano il potere di indirizzare il nuovo corso culturale di un’Italia in ripresa, Calvino è rimasto un editore atipico, svolgendo il suo “non-mestiere” con una perizia assoluta e con il pregio di aver saputo cogliere e carpire i cambiamenti in essere nel tessuto sociale, e sempre con l’attitudine di chi è spinto principalmente dall’amore: per le parole, i libri, i lettori. Sono questi i tre temi centrali del volume, che si inseriscono nelle tracce che Calvino lascia attraverso le sue quarte di copertina, le sue prefazioni, il suo lavoro di editing, fino alla scrupolosa disamina delle varie tipologie di lettore. Uno spaccato del lavoro di Calvino sui libri che, anche grazie alle testimonianze di chi lo ha incontrato di persona, porta a conoscere il Calvino uomo, riservato e attento, acuto e infinitamente curioso.


Angela De Simone, Calvino editore
Les Flâneurs Edizioni - 2018 - 88 pagine

Il book club di David Bowie



Tre anni prima di morire la rockstar svelò i 100 libri che più avevano influenzato la sua carriera e cambiato il suo modo di guardare il mondo. Questa è la sua eredità: un invito irresistibile a immergerci nei libri e nel loro potere di trasformarci. Il Book Club di David Bowie è molto più di una lista di libri da leggere nella vita: è un viaggio unico nella mente di uno degli uomini più brillanti del nostro tempo. 100 brevi saggi per scoprire il lato più intimo del Bowie lettore. Dall'Iliade a Lolita, da Lo straniero all'Inferno di Dante, con Il club del libro di David Bowie John O'Connell passa in rassegna la lista dei libri preferiti da David Bowie - questo incredibile regalo dell'artista al mondo - attraverso 100 brevi saggi, ognuno dei quali offre una prospettiva diversa sull'uomo, il performer, e il creativo che è stato David Bowie, sul suo lavoro come artista e sul periodo storico in cui ha vissuto.


John O'Connell, Il book club di David Bowie
Blackie - 2020  -  304 pagine

L'inventore dei libri

 

 Editori Laterza :: L'inventore di libri

Forse non lo sapete, ma il piccolo oggetto che avete in mano – così maneggevole, chiaramente stampato, dai caratteri eleganti, corredato da un frontespizio e da un indice – deve quasi tutto al genio di Aldo Manuzio, che cinque secoli fa ha rivoluzionato il modo di realizzare i libri e ha reso possibile il piacere di leggere. Benvenuti nel mondo del primo editore della storia.

Il libro – così come lo conosciamo ancora oggi – nasce a Venezia tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Padre di questa invenzione è Aldo Manuzio. Nato a Bassiano, nel Lazio, transitato per Ferrara e per Carpi, dov’era docente dei principi Pio, approda ormai quarantenne a Venezia. La città in quegli anni è l’indiscussa capitale europea della stampa e così il precettore si trasforma in editore. Pubblica inizialmente grammatiche e testi in greco necessari per apprendere la lingua classica. Poi i suoi orizzonti si allargano: nel 1501 dà vita a una vera e propria rivoluzione, quella del libro tascabile. Se prima si leggeva per necessità (e lo si faceva a voce alta), da quel momento leggere diventa un piacere a cui dedicarsi nel silenzio dell’intimità. E non finisce qui. Manuzio, con il suo amico Pietro Bembo, importa nel volgare italiano i segni di interpunzione che erano utilizzati soltanto nel greco antico: accenti, apostrofi, virgole uncinate e punto e virgola. Quando muore, nel 1515, il mondo del libro è definitivamente cambiato. Alessandro Marzo Magno ricostruisce le tappe di una straordinaria carriera, nell’unico posto al mondo dove sarebbe stata possibile: Venezia.


Alessandro Marzo Magno, L'inventore dei libri
Laterza - 2020 - 224 pagine

martedì 3 novembre 2020

Voglia di libri

 



Dopo "Uomini e libri" (2015) Mario Andreose ritorna, con il suo piglio narrativo, ai vagabondaggi tra editoria e letteratura di una lunga, inimitabile carriera. Il declino di imperi editoriali, visto dietro le quinte, in contrasto con il nascere di nuove coraggiose realtà, le storie di capolavori riproposti, assieme a protagonisti quali Joyce, T.S. Eliot, Warburg, Moravia, Sciascia, Eco, Lévi-Strauss, Tondelli e Woody Allen, sono tra gli ingredienti di un libro che si può aprire con gusto a ogni pagina. "Tutti si chiedono, non solo noi editori, se il nostro modo di lavorare si sia ormai avviato a un punto di non ritorno, aggrappati a computer e telefonini, protagonisti involontari, a distanza, di una mutazione genetica in atto. Il libro per fortuna rimane, come diceva Umberto Eco, uno strumento indispensabile, al pari della ruota e del cucchiaio".


Mario Andreose, Voglia di libri
La Nave di Teseo -2020 - 240 pagine

venerdì 7 agosto 2020

I 21 modi di non pubblicare un libro

 

 

Un divertente pamphlet che raccoglie le lettere d'accompagnamento ai manoscritti ricevute durante oltre trent'anni di lavoro in una casa editrice. Un esilarante distillato di superbia, ingenuità, sogni di gloria che offre uno spaccato irriverente del nostro paese.

«Proviamo a fare un calcolo in base alla popolazione attuale della penisola – specie dopo che i talk show televisivi hanno dimostrato che non deve esistere timidezza alcuna, e chiunque è candidato alla gloria… Si può legittimamente ipotizzare che 50 milioni di italiani producano almeno un manoscritto nel corso della loro vita terrena. Non calcolo i grafomani, ma sono pur sempre 50 milioni per generazione e cioè ogni venticinque anni.» - dalla Prefazione di Umberto Eco.


Fabio Mauri, I 21 modi di non pubblicare un libro
Longanesi - 2020 - 96 pagine

La scrittura o la vita

 

 

Reduce da Buchenwald e desideroso di fissare sulla pagina la sua tragica esperienza, Jorge Semprún, allora giovane intellettuale, si trova di fronte a un dilemma: raccontare la morte vissuta (sì, perché nel lager la morte si viveva) o aprirsi alla vita del «dopo», dimenticare la penna (che alla morte riconduce), concedersi a un'esistenza fatta di impegno politico, di amore, ma anche di quotidiana banalità. «La scrittura o la vita» è la storia di questo dilemma e al tempo stesso il suo scioglimento: dopo vari libri che affrontavano in qualche modo il tema dell'universo concentrazionario, Semprún è riuscito a darci una completa, sconvolgente testimonianza sulla realtà del lager. Ed è a Primo Levi (cui lo scrittore spagnolo dedica un capitolo della sua opera) che il ricordo del lettore italiano potrà riferirsi; poiché, nonostante le molte differenze nell'esperienza vissuta (Semprún fu infatti deportato come resistente francese, come «politico») e nell'elaborazione letteraria dell'esperienza stessa, un tema echeggia anche in queste pagine: come sarà possibile far credere agli «altri» che un tale scempio sia stato commesso? 


Jorge Semprùn, La scrittura o la vita
Guarda - 2020 - 239 pagine