lunedì 14 maggio 2012

Morte in libreria


Vinta la lunga guerra con la critica più ostile, il «giallo» - oltre a compiacersi del non più discusso prestigio culturale - si è fatto spavaldo, insinuandosi in ambiti letterari che un tempo gli erano sconosciuti: e il delitto tende a divenire ingrediente obbligatorio anche per il romanziere cui non sarebbe congeniale, dacché si offre come allettante scorciatoia per il successo non solo di vendita. Di fronte a tanto straripare, è rassicurante imbattersi in questo Morte in libreria, a prima vista pago dei topoi del «giallo» più classico: l'ambientazione vacanziera (un'isola con 280 giorni d'estate l'anno), la condizione agiata dei personaggi principali, la complicazione sentimentale tra i due giovani protagonisti. Confinandosi entro territori narrativi ben esplorati, la storia lussureggia tuttavia in intensità, visto che ad esser sospettati di un duplice omicidio sono sette giallisti, tutti residenti nell'isola, ciascuno rappresentativo di un diverso sottogenere (c'è l'Agatha Christie d'America, l'ex-poliziotto che romanza le proprie esperienze, la specialista del giallo psicologico, etc.), ciascuno - si mormora - con un tangibile cadavere nel proprio passato. E ammesso che la vita imiti l'arte - come ritiene la proprietaria della libreria specializzata Delitti a richiesta che ripassa mentalmente migliaia di trame alla ricerca della soluzione dell'inghippo - resta il problema di determinare a quale delle diverse forme di poliziesco l'assassino si sia ispirato. Così l'inchiesta diviene anche una rinnovata querelle degli antichi e dei moderni, che in questo caso sono il giallo deduttivo tradizionale e quello d'azione della hard boiled school. Per scoprire - pur nel rispetto del rigore formale dell'«enigma» - che in fin dei conti gli assassini continuano ad uccidere - come avvertiva Raymond Chandler - «per ragioni vere e solide, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori».


Carolyn Hart, Morte in libreria, Sellerio
Anno 1997 - 280 pagine - € 9,00            

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