Ma cos’è il memoir? Se si scrive della propria vita perché non chiamarlo semplicemente autobiografia? Questo è il punto da chiarire: l’autobiografia deve rispettare gli eventi, deve ricostruire i fatti, e quindi esige un riscontro oggettivo tra realtà e scrittura. Per il memoir non è così. Perché la memoria, più che ai ricordi reali, è legata all’emozione vissuta e dunque ciò che conta è la verità emotiva, non la verità fattuale. Scardinare la verità oggettiva e usare la memoria emotiva permette di muoversi avanti e indietro nel proprio tempo interiore, per creare legami e associazioni spontanee che ricostruiscono gli eventi non nella loro esattezza storica, ma per ciò che hanno significato. Come è stato scritto, se l’autobiografia è legata alla verità, il memoir lo è all’autenticità. Il libro di Claudia Masia, però, non teorizza nulla al riguardo, ma attraverso tanti esempi di memoir d’autore e soprattutto di gente comune – tratti dalle attività laboratoriali portate avanti negli anni con decine e decine di persone diverse – e i numerosi esercizi proposti ci guida verso l’acquisizione di questo genere letterario capace di arrivare a risultati straordinari ed emozionanti. Tanto che più di un’autrice sostiene che alla fine del processo di scrittura del memoir si ottengono due risultati: uno, non secondario, che è scrivere meglio e volentieri, e uno principale: si guariscono le proprie ferite interiori.
Claudia Masia, Scrivere il memoir
Dino Audino editore - 2010 - 128 pagine

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