«Il Balzac del ventesimo secolo», lo definisce Bruno Gambarotta
nella sua introduzione: in un’ideale distinzione fra scrittori e narratori, Simenon è un illustre e orgoglioso membro
della seconda categoria, uno che scrivendo ha il solo scopo di raccontare una
storia, e farlo in modo da tenere incatenato il lettore, farlo restare col fiato
sospeso; non si preoccupa di smontare il giocattolo, di riflettere su quello che
sta facendo e soprattutto non si preoccupa di "scrivere bene". «Se c’è una bella
frase, la taglio», dichiara provocatoriamente all’intervistatore. Rifugge da
discussioni filosofiche, parla sempre e soltanto di tecniche narrative e di
segreti del mestiere: sceglie i nomi dei suoi personaggi dagli elenchi
telefonici, architetta la trama come un problema geometrico, scrive un capitolo
al giorno. Fa distinzione fra romanzi commerciali e "puri", ma senza moralismi:
di fondo, «io sono un artigiano, e ho bisogno di lavorare con le mie mani. Mi
piacerebbe intagliare i miei romanzi in un pezzo di legno».
Carvel Collins, Intervista con Georges Simenon
Mimimum fax - 1998 - 56 pagine

Nessun commento:
Posta un commento