Cedendo al cordiale invito del suo editore, Guido Davico
Bonino ha acconsentito a render pubblico questo "diarietto invecchiando", nel
cinquantenario del suo praticantato letterario (del 1960 sono infatti le sue
prime note critiche su Calvino, Montale, Ungaretti). Pur nella dispersività
degli appunti di lettura, tre sono sostanzialmente le linee di riflessione di
questo polemico "giornale letterario": lo scadimento dell'insegnamento
universitario delle discipline umanistiche, dimentico dei metodi, svilito nei
contenuti, inquinato dalla maldicenza; la superficialità della critica
letteraria militante, cinicamente manovriera, ostinatamente maniaca o
baldanzosamente mattacchiona; l'anonimo grigiore della giovane narrativa
"ombelicale", abbarbicata ai propri "idoli" (carriera, denaro, sesso). Se un
approdo c'è al di là di questi bersagli polemici, è nell'appassionata e strenua
difesa di un'assidua preparazione e di una competenza approfondita
nell'esercizio dell'attività letteraria, a dispetto della sfrontatezza
dell'editoria dei manager, che hanno scambiato una collana di libri per una
catena di montaggio, o dello sterile esibizionismo delle istituzioni letterarie,
come i veteromondani premi pubblici e privati, o i neopopulisti festival di
cultura.
Guido Davico Bonino, Tiro libero
Aragno - 2010 - 223 pagine

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