Malfrosto venne sempre più vicino, si fermò infine
davanti al cratto, si chinò su di lui e l'osservò, a lungo e spietatamente. Il
vento gli faceva fremere l'ossuto collare e gli occhi scintillarono di scoperta
e maligna soddisfazione di fronte alle evidenti sofferenze d'una creatura in
procinto di tirare il calzino. Il puzzo di ammoniaca e etere, di zolfo e
petrolio, di acido prussico e essenza cadaverica penetrò come un fascio d'aghi
affilati nel sensibile nasino di Eco, ma lui non si spostò d'un dito. "Mi fa la
carità, signor accalappiastreghe municipale?" gnaulò miserevolmente. "Ho una
fame tremenda". Lo sguardo di Malfrosto s'accese di lampi ancor più demoniaci, e
un largo ghigno gli comparve sulla facciaccia pallida. Sfoderò l'indice lungo e
secco per solleticare le costole sporgenti di Eco. "Sai parlare?" domandò.
"Dunque non sei un gatto qualunque, ma un crattino. Uno degli ultimi esemplari
della tua specie". Gli occhi di Malfrosto si strinsero quasi impercettibilmente.
"Che ne diresti di vendermi il tuo grasso?"
Età di lettura: da 12 anni.
Walter Moers, L'accalappiastreghe
Salani - 2008 - 413 pagine

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