
Forse non lo sapete, ma il piccolo oggetto che avete in mano – così maneggevole, chiaramente stampato, dai caratteri eleganti, corredato da un frontespizio e da un indice – deve quasi tutto al genio di Aldo Manuzio, che cinque secoli fa ha rivoluzionato il modo di realizzare i libri e ha reso possibile il piacere di leggere. Benvenuti nel mondo del primo editore della storia.
Il libro – così come lo conosciamo ancora oggi – nasce a Venezia tra la
fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Padre di questa
invenzione è Aldo Manuzio. Nato a Bassiano, nel Lazio, transitato per
Ferrara e per Carpi, dov’era docente dei principi Pio, approda ormai
quarantenne a Venezia. La città in quegli anni è l’indiscussa capitale
europea della stampa e così il precettore si trasforma in editore.
Pubblica inizialmente grammatiche e testi in greco necessari per
apprendere la lingua classica. Poi i suoi orizzonti si allargano: nel
1501 dà vita a una vera e propria rivoluzione, quella del libro
tascabile. Se prima si leggeva per necessità (e lo si faceva a voce
alta), da quel momento leggere diventa un piacere a cui dedicarsi nel
silenzio dell’intimità. E non finisce qui. Manuzio, con il suo amico
Pietro Bembo, importa nel volgare italiano i segni di interpunzione che
erano utilizzati soltanto nel greco antico: accenti, apostrofi, virgole
uncinate e punto e virgola. Quando muore, nel 1515, il mondo del libro è
definitivamente cambiato. Alessandro Marzo Magno ricostruisce le tappe
di una straordinaria carriera, nell’unico posto al mondo dove sarebbe
stata possibile: Venezia.
Alessandro Marzo Magno, L'inventore dei libri
Laterza - 2020 - 224 pagine
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