C'è George Bernard Shaw che rimprovera Alfred Nobel: "Si può perdonargli
l'invenzione della dinamite, ma soltanto un diavolo travestito da uomo
avrebbe potuto inventarsi il premio Nobel". Oppure Beckett, che a
ritirare il riconoscimento proprio non ci va; c'è Gutenberg che inventa
la stampa a caratteri mobili e poi fallisce miseramente, dimenticato da
tutti; ci sono i reading di poesia degli antichi romani, per un pubblico
distratto come e quanto quello dei nostri contemporanei; ci sono i
censori del Seicento che tagliano e tagliano, e poi tagliano ancora; o
un poeta inglese contemporaneo che trova nella spazzatura il libro con
la dedica fatta a mamma e papà. Ci sono i rotoli di pergamena che a Roma
si chiamano volumina. Ci sono Petrarca e John Milton, Cervantes ed
Erasmo da Rotterdam; c'è Albert Camus che muore in macchina con il suo
editore; c'è Voltaire che scrive libelli tra un arresto e l'altro e c'è
la pagina più erotica del Padrino. Ci sono libri fondamentali che
vendono qualche decina di copie, successi commerciali di scarsissimo
valore, e librai attenti alla qualità con le mani nei capelli. C'è
Quasimodo che litiga con Montale, che se la prende con Ungaretti, "la
iena egiziana". Ci sono gli olandesi che danno rifugio ai censurati, nel
Seicento e durante il nazismo. C'è Molière che scrive lettere
dedicatorie imbarazzanti; ma anche Shakespeare e Machiavelli in fondo
non scherzano. Ci sono quelli che "Mamma mia, l'invenzione della stampa,
chissà dove ci porterà"...
Ponte alle Grazie - 2014 - 208 pagine

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