
Se – come dice l’autrice e come penso anche io – studiare significa
stare seduti in un luogo appartato, scollegati da tutto, con un libro
aperto davanti, indugiando sulle parole fino ad assorbire quel che c’è
scritto senza scopo immediato e concreto, allora la tesi dilaniante del
libro è corretta: nessuno studia più. Paola Mastrocola ha scritto un
saggio sul tema. E che saggio. Massimo Gramellini, “Tuttolibri”
Un libro che avvince per la foga generosa, per l’arguzia venata di
amarezza con cui denuncia il diffuso discredito dello studio, parola che
stenta a trovare accoglienza persino a scuola. Lorenzo Mondo, “La Stampa”
Un pamphlet dall’intelligenza e dalla ricchezza di spunti
straordinarie, dedicato a un problema, cioè la sparizione dello studio
dalle nostre vite. Ci sono rimedi? Eccone alcuni: la libertà di leggere
libri interi (non spezzoni o sunti). Di metterci tutto il tempo che si
vuole. Di non produrre nulla di concreto, di visibile agli altri. Di
stare fermi su un punto solo, senza rimbalzare come palline. Di potersi
chiudere al mondo. Di divagare. E se ci provassimo? Giovanni Pacchiano, “Sette-Corriere della Sera”
Paola Mastrocola, La passione ribelle
Laterza - 2017 - 158 pagine
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