Che senso ha scrivere, sovrapporre una
realtà immaginata a quella esistente, voler aggiungere una storia alle
infinite che la vita non fa che raccontare? È questo l’assillante
interrogativo che tormenta “lo scrittore”, protagonista del Canto dell’essere e dell’apparire.
Ma che cos’è poi lo scrivere? Quel necessario “simulare la verità per
evitare di essere nulla”, come dice il suo Pessoa, o la semplice
attività artigianale di raccontare una storia con un inizio e una fine,
come non fa che ripetergli l’amico, romanziere di successo? Ma chi si
affida alla scrittura mette in moto forze che non può dominare,
credendosi padrone di un mondo fittizio, ne diventa ben presto preda.
Così il romanzo che “lo scrittore” costruisce sotto i nostri occhi, la
storia di una passione dal sapore vagamente decadente nella Bulgaria del
secolo scorso, viene man mano a sostituirsi alla sua concreta
esperienza quotidiana. I suoi personaggi, il colonnello Ljuben Georgiev,
eroe della guerra contro i Turchi, un medico e la sua bella moglie,
l’enigmatica ed evanescente Laura Fičev, lo costringono a condividere le
loro attrazioni, a sognare i loro incubi, a provare i loro turbamenti e
le loro nostalgie, nutrendosi della sua vita per acquistare verità.
Fino a quando “lo scrittore”, arrivando a intravederli in una strada di
Roma, sentirà di essere lui stesso diventato l’irreale personaggio di un
racconto.
, Il canto dell'essere e dell'apparire
Iperborea - 1991 - 104 pagine

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